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06-04-2022/21:45:00 Visitato: 78
Lavoratori dello spettacolo: il quadro sulle riforme

Il settore dello spettacolo, anche per il rilievo storico che assume l'arte nel nostro Paese, abbraccia una larga fetta della popolazione, impegnata sul palco e dietro le quinte a contribuire alla crescita culturale della Nazione e ad esportare l'eccellenza italiana nel mondo.

Per rispondere alla domanda dal punto di vista del diritto, dobbiamo considerare il D.M. 15 marzo 2005, emanato dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, che è andato ad integrare e ridefinire le categorie di soggetti assicurati al Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo (ex ENPALS, ora confluito nell'INPS), già annoverato nel risalente D. Lgs. n. 708/ 1947.

La lista è davvero lunga, e sono ricompresi, tra gli altri: - artisti lirici, - cantanti di musica leggera, - artisti e maestri del coro, - direttori d'orchestra, - professori d'orchestra, - maestri collaboratori, - registi, -compositori, - concertisti, - ballerini, - mimi e figuranti, - attori di prosa e cinema, - doppiatori, - scenografi, - costumisti, - direttori di scena, - maestranze - tecnici del suono, delle luci e del montaggio, - artisti circensi, - illusionisti, ma anche - indossatori, - sarti, - truccatori e - parrucchieri.

Una eterogenea congerie di soggetti che, ricoprendo ciascuno il proprio ruolo, con lavoro sinergico, permettono che il sipario si apra e lo spettacolo cominci.

La normativa nell'ambito dello spettacolo si mostra piuttosto dispersiva e frammentaria, essendo composta da fonti differenti tra loro, sia per natura che per grado. Esse abbracciano infatti aspetti attinenti al:

· diritto pubblico;

· diritto d'autore;

· diritto previdenziale;

· diritto del lavoro;

· diritto civile.

Non manca inoltre la non affatto residuale rilevanza degli usi negoziali che, derivati da prassi consolidate nel tempo, alcune persino secolari (si pensi ad esempio al cosiddetto "diritto di protesta") sono ancora oggi fortemente radicati, tanto da essere assunti quali punti fermi nelle pattuizioni contrattuali, nonché ispirazioni interpretative nelle decisioni giurisprudenziali.

A causa dunque della disomogeneità delle norme e del largo utilizzo di consuetudini, prassi e altre regole non scritte, avere un quadro preciso di tutte le sfaccettature inerenti alla materia risulta operazione difficoltosa.

A ciò si aggiunge una lunga stasi normativa del settore, non essendo stati adottati i dovuti aggiornamenti, specialmente per quanto riguarda l'ambito di lavoro e previdenza. Ne è derivata dunque una scollatura tra le norme, ormai non più adeguate, e la concreta realtà lavorativa degli operatori dello spettacolo.

Solo negli ultimi anni si è tornati a discutere della necessità di una riforma, ormai non più procrastinabile e resa ancora più urgente dalla crisi derivata dall'emergenza pandemica. La chiusura dei teatri e dei cinema ha acceso le luci sulle principali esigenze del settore, aprendo il vaso di Pandora.

Di seguito lo stato dell'arte sulla riforma del settore:

Legge Delega n. 175/2017

In vista di una riforma, il Legislatore aveva deciso già nell'anno 2017 di approvare la Legge Delega n. 175/2017 contenente "Disposizioni in materia di spettacolo e deleghe al Governo per il riordino della materia", che avrebbe dovuto portare all'adozione di un vero e proprio "Codice dello Spettacolo".

La legge delega, pur dettando importanti criteri generali, ha deferito al Governo l'approvazione delle misure attuative che, tuttavia, nonostante la scadenza del termine concesso, non sono state mai adottate. I principi ispiratori, dunque, non si sono al momento concretizzati.

DDL Spettacolo 2021

Vista la mancata adozione dei decreti attuativi, al Parlamento è approdato lo scorso anno un nuovo DDL, consistente in una legge che andrà a conferire una nuova delega al Governo per "il coordinamento e il riordino delle disposizioni legislative e regolamentari riguardanti le fondazioni lirico-sinfoniche, il teatro, la musica, la danza, gli spettacoli viaggianti, le attività circensi, le rievocazioni e i carnevali storici".

Il DDL, ponendosi quale ulteriore riforma alla legge del 2017 e sviluppo del decreto Sostegni bis, mira a migliorare alcuni aspetti della normativa giuslavoristica e previdenziale vigente, prevedendo alcuni sostegni e tutele per i lavoratori, l'istituzione di registri professionali nonché ulteriori finanziamenti FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo).

Tra le maggiori novità:

   · Una nuova delega al Governo per adottare il Codice dello Spettacolo, che conferisca un assetto più efficace e conforme ai principi di semplificazione delle procedure amministrative, con ottimizzazione della spesa, migliorando la qualità artistico-culturale delle attività, incentivandone la produzione, l'innovazione e la fruizione da parte del pubblico, con particolare riguardo all'educazione permanente;

   revisione degli ammortizzatori, delle indennità e degli strumenti di sostegno economico temporaneo (SET), tenuto conto del carattere sistematicamente discontinuo delle prestazioni lavorative;

   istituzione del registro nazionale dei lavoratori operanti nel settore dello spettacolo, articolato in più sezioni in base alle categorie professionali;

   adozione da parte dell'INPS di un portale per la gestione telematica degli adempimenti in ambito previdenziale e assistenziale degli iscritti al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo;

   potenziamento dell'Osservatorio dello Spettacolo, per favorire l'integrazione di studi, ricerche e iniziative scientifiche in tema di promozione del settore.

Allo stato il DDL è sotto esame della Commissione, perciò, pur essendo definiti in via sommaria i criteri generali ed i maggiori interventi da porre in essere, il testo è ancora sotto il vaglio del legislatore e la procedura in itinere.

L' esigenza di una riforma organica, anche a fronte della natura sovranazionale del settore (si pensi a cantanti e attori che si esibiscono sui palcoscenici di tutto il mondo) è sentita sempre più fortemente anche in Europa.

Infatti il Parlamento europeo, nella seduta plenaria del 20 ottobre 2021, ha emanato una risoluzione "sulla situazione degli artisti e la ripresa culturale nell'Unione europea", volta a stabilire principi e a conferire indicazioni per la Commissione Europea.

Nella risoluzione, infatti, oltre a ribadire la primaria rilevanza per l'Europa della cultura e delle arti performative, viene posto l'accento sul fatto che le precedenti risoluzioni parlamentari di giugno 2016, novembre 2016 e settembre 2020 non hanno comportato l'attuazione dei progressi sperati in merito alle condizioni di lavoro degli artisti, rese ancor più precarie dopo le problematiche insorte con il Covid- 19.

Per tali motivi vengono auspicati degli interventi da parte della Commissioni europea e degli Stati membri, consistenti in:

   maggior sostegno finanziario;

   programmi di innovazione digitale;

   programmi di apprendimento e occupazione giovanile;

   cooperazione e mobilità transfrontaliera;

   fiscalità uniforme e riconoscimento dei titoli;

   predisposizione di punti di informazione;

   tutela delle opere creative;

   adozione di norme minime su condizioni di lavoro, remunerazione e sicurezza.

In merito a quest'ultimo punto, il Parlamento ha invitato la Commissione a proporre uno "Statuto europeo dell'artista" che definisca un quadro comune sulle condizioni di lavoro e standard minimi sociali per tutti i Paesi Ue.

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